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Il blog di fantarea.com
dove la realtà incontra la fantasia

Un romanzo dal sapore di terra e di sangue

22 July 2017

“All’ombra degli aranci” (per l’ebook www.fantarea.com/libri ) è una storia vera romanzata, che dalla fine del 1800 si dipana tra le colline degli Iblei con Tanu, Paolo, Milina e una miriade di personaggi dal vero. Amore e odio, lussuria e miseria. Il lembo dell’isola dove si svolse è introdotto con la descrizione di usi e costumi del primo dopoguerra del secondo conflitto mondiale

con i contadini accaniti a estrarre dalle campagne il necessario per vivere e altri che cercano riparo all’ombra di servizi e istituzioni, non per garantirne il buon funzionamento ma per rifugiarsi sotto un’ala protettrice, riconoscenti verso chi li ha "raccomandati.

[E poi quel polentone di un capoufficio, lo aveva chiamato in camera caritatis dicendogli:«Guardi che se dovessi scoprire irregolarità di uno degli addetti, in 24 ore lo manderei in galera. Con la posta non si scherza». Ma come si permetteva di minacciarlo? Era diventato rosso di rabbia. Lo avrebbe riferito al... Poi, valutando il pro e il contro e visto che si considerava in una situazione privilegiata perché sapeva leggere e scrivere meglio degli altri e aveva un lavoro qualificato, si era convinto che era meglio evitare grattacapi a se stesso e alla sua famiglia e di non scomodare il don che, usufruendo dei servizi della posta, non avrebbe dormito sogni tranquilli sapendolo ficcanaso…] da “Le premesse”.

Gli autoveicoli non avevano spintonato carretto e quadrupedi ai margini delle carreggiate. Il mondo del secondo dopoguerra era quasi fermo alla fine del 19esimo secolo da dove inizia la nostra storia con il sudore che imperla la fronte dei mietitori, sudore che non interessa in alcun modo al nobile feudatario. Gli serve anzi per marcare la distanza tra sé e gli altri. Tanu, forgiato da un’infanzia dura, viene suo malgrado coinvolto negli eventi, vittima e protagonista di un disegno che porta al suo riscatto.

[Mi guardai le braccia scarne e poderose. Avrei potuto soffocare quel barone in un baleno o spezzargli la nuca, come fosse stato una pagliuzza. Ma poi che ne sarebbe stato di me? Mi avrebbero messo in galera, torturato. E mia madre e mia sorella? Chi sarebbe stato loro di sostegno? No, non potevo fare una cosa del genere. Non era una buona soluzione. Non potevo lasciarle sole, abbandonarle. Una simile azione non poteva essere il fine della mia vita. L’essere umano, nella sua impotenza e nullità, se sente che la sua ora non è suonata, mobilita tutte le risorse disponibili, affila l’intelletto e nel momento in cui tutto sembra sparire, come se precipitasse in una profonda vallata, per l’innato spirito di sopravvivenza, si risolleva. Si aggrappa inconsapevolmente a qualcosa che gli dà forza e, fiducioso, intraprende un nuovo sentiero magari tutto in salita, al sommo del quale brilla la luce del riscatto e del futuro.] dal capitolo 3.

La perdita di Milina divenuta la favorita del barone …

[Il barone la faceva oggetto di mille attenzioni, le portava dolciumi e leccornie mai assaggiate, la copriva di regali. Ricordandosi poi della raccomandazione di sua madre mentre le insaponava le spalle, e per ripicca verso la marchesina, accantonò il misero mondo nativo con il suo sudore e la sua fatica ed entrò molto bene nel ruolo della giovanissima amante, che vanitosa e ingorda di favori di ogni tipo si lascia vezzeggiare.] dal capitolo 6.

… lo segnerà per tutta la vita ma non per questo egli coverà propositi di rivincita, né tantomeno cederà al vittimismo.

[«Disgraziato che hai fatto?» mi urlò stravolta. La presi per un braccio raddrizzandola e fissandola. Mi venne l’impeto di abbracciarla ma guardandola bene non credetti ai miei occhi. Mi guardava impaurita come vedesse il diavolo. I monili attorno al collo e gli anelli alle dita, il seno malamente coperto dall’ampia scollatura della vestaglia di seta, lo sguardo semispento senza quel sorriso che tantissime volte mi aveva fatto sognare. Capii allora cosa voleva dire quel "disgraziato". Scossi la testa incredulo. Nzulu aveva ragione:] dal capitolo 6.

Tanu troverà nel padre di Paolo la spinta meritata per continuare e non si metterà da parte se chi lo ha aiutato ieri avrà bisogno di lui domani.

[A monte, il letto era profondo e fangoso. Era una lotta contro la violenza della natura, ma dovevo farcela, dovevo andare a chiamare il medico. Abbiamo avuto un attimo di smarrimento nel bel mezzo del guado, là dove l’acqua faceva mulinello. L’animale era in difficoltà. Il calesse si metteva sempre più di sbieco. Ho intuito che la situazione diventava critica. Sul fondo del guado la corrente aveva trasportato tanti massi che ostacolavano le ruote e che l’acqua torbida non permetteva di vedere. Ancora a quell’età, quando ero in pericolo le mie forze triplicavano all’istante. Con uno sforzo sovrumano riuscii a raddrizzare e con una voce che sembrò un boato comandai alla mula di andare. Il mugnaio aveva portato le mani alla testa, impotente e terrorizzato non sapendo come fare per accorrere in aiuto. Quei pochi metri che ci separavano dall’altra sponda in curva, e dove le acque sbattevano violentemente, furono una lotta per la vita o la morte. Avanzavamo. I secondi sembravano secoli. Inciampando in un masso del fondo, persi l’equilibrio e la presa delle molle. Mi salvò la corda sotto le ascelle. L’acqua mi sollevò volendomi trascinare e strappandomi un’imprecazione, ma già la mula, arrivata alla fine del guado, dove il liquido ora le lambiva la pancia, si arrampicò sul fondo con passo sicuro e veloce, tirando fuori il traino e me stesso.] dal capitolo 13.

Si salva da un agguato mortale grazie alla sorella. Ferito gravemente, riaffiorano i ricordi da degente in un lazzaretto militare dove conosce l’amore di chi ha dato tutto per curarlo. Un amore che dovrà fare posto alla ragione.

[«Elena, ti avrò sempre nel cuore,» le risposi commosso. I morelli scalpitavano. Salii in carrozza lasciandomi accompagnare alla stazione ferroviaria. La locomotiva, sbuffando e cigolando, mi portò via chiudendo un evento che ha segnato la mia vita e nascondendo il mondo che lo aveva fatto nascere dietro la lunga e densa scia del suo fumo. Avevo vissuto un sogno che mi ha accompagnato negli anni. Fedele alla promessa fatta, ho resistito al desiderio di scriverle, di andarla a trovare, di volerla abbracciare, ma il suo viso, la sua voce, le sue fattezze, la sua appassionata dedizione, mi sono rimasti sempre vivi nel silenzio dei ricordi, ricordi che mi hanno dato la forza di superare la crisi dell'accoltellamento. Ed era la seconda volta che una donna mi salvava la vita…] dal capitolo16.

E gli eventi non si estinguono quando, all’avvicinarsi della mezzanotte, Tanu s’incammina verso la caserma…

[Seguii il ticchettio degli zoccoli dell'animale fin quando divennero un fievole scalpitio ingoiato dal silenzio sopraffatto dalle grida di gufi e civette, incorniciato di tanto in tanto dagli ululati di qualche lupo a cui faceva eco il latrare lamentoso dei cani. Ero molto rattristato…. … Dovetti mobilitare tutta la forza della mia volontà per decidermi a incamminarmi a passi pesanti verso la caserma. Mancava un quarto alla mezzanotte.] dal capitolo 24.

… essi continuano a coinvolgerlo ancora per anni in “Lunedì di Pasqua”.

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